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In tema di assegno divorzile

In tema di assegno divorzile

Il Tribunale di Forlì, con sentenza pronunciata lo scorso mese di novembre, ha ribadito quali sono i presupposti per la corresponsione dell’assegno divorzile in favore del coniuge.

Siamo in sede di divorzio contenzioso e, accertato che deve essere dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto fra le parti, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 3, numero 2, lettera b, Legge 01 dicembre 1970, n. 898, il tribunale ha poi affrontato il tema relativo alla corresponsione o meno di un assegno divorzile da parte del marito in favore della moglie e di un contributo al mantenimento del figlio maggiorenne, ma pacificamente non autosufficiente.

Sulla base delle dichiarazioni agli atti e della documentazione prodotta, comparate le rispettive situazioni reddituali, ha ritenuto sussistere il presupposto per un assegno divorzile in favore della moglie, secondo quanto disposto dalla più recente giurisprudenza di legittimità.

Invero, ai fini dell’applicazione dell’art. 5, comma 6°, della L. n 898/1970, come sostituito dall’art. 10 della L. n. 74/1987, il parametro di riferimento cui rapportare il giudizio sull’”adeguatezza-inadeguatezza” dei mezzi dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio e sulla possibilità-impossibilità per ragioni oggettive dello stesso di procurarsele, va individuato non più nel “tenore di vita avuto in costanza di matrimonio”, ma nel raggiungimento dell’”indipendenza economica” del richiedente, desunta dai principali “indici” – salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie- del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu imposti e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), della capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione: se è accertato che il richiedente è economicamente indipendente o è effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto il relativo diritto.

Nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto che la signora non può dirsi avere raggiunto una piena indipendenza economica, atteso l’esiguo reddito annuale e la circostanza che la stessa deve provvedere anche al pagamento delle rate di mutuo per la casa in cui risiede; non solo, ma anche l’età della signora (50 anni) non è tale da far ritenere presumibile una evoluzione in positivo del suo reddito. In conclusione il giudicante ha ritenuto confermare la corresponsione dell’assegno divorzile già stabilito in sede di prima comparizione dinanzi al Presidente nella procedura di divorzio, pur riducendone sensibilmente la misura.

Quanto al figlio, maggiorenne, ma non ancora economicamente autosufficiente, il Tribunale, vista la capacità patrimoniale e reddituale di entrambi i coniugi, ha ritenuto di dovere confermare la corresponsione del contributo in capo al padre.

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